Parodontite: cause, diagnosi, terapia. Al Gemelli un ambulatorio dedicato

Si chiama Ambulatorio di Periomedicine ed è interamente dedicato alla malattia parodontale, la patologia del cavo orale in assoluto più diffusa tra gli adulti. Che non va mai sottovalutata perché rappresenta un importante fattore di rischio per diabete, malattie cardiovascolari e parto pretermine. Il nuovo ambulatorio offre sia le terapie classiche (l’igiene dentale da effettuare ogni sei mesi) che quelle più innovative (la rigenerazione dei tessuti attraverso i fattori di crescita). Ma anche il ‘profiling’ del microbiota orale, per una diagnosi più circostanziata e il monitoraggio della terapia

Da sin: Cosimo Rupe, Carlo Lajolo, Massimo Cordaro

Roma, 27 febbraio 2025 – La parodontite è la malattia che colpisce i tessuti di supporto dei denti, le gengive, il legamento parodontale, l’osso alveolare, in pratica tutto ciò che contribuisce a sorreggere il dente e a evitare che cada. Si tratta di una malattia molto comune, che interessa un italiano su due, il 10% in forma grave.

“È importante cominciare a fare ‘manutenzione’ della cavità orale fin da giovani – raccomanda il prof. Massimo Cordaro, Ordinario di Malattie Odontostomatologie e direttore del Dipartimento Testa Collo, Organi di Senso dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC Clinica Odontoiatrica di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – E dunque, no al fumo, non esagerare con le bevande alcoliche e gestire con attenzione la malattia parodontale, attraverso una buona igiene e controlli periodici dall’odontoiatra. In questo modo si prevengono non solo le parondopatie, ma si riduce anche il rischio di una serie di malattie croniche. È partendo da queste considerazioni che abbiamo deciso di attivare l’Ambulatorio di Periomedicine”.

“Questo ambulatorio – esordisce il prof. Carlo Lajolo, docente di Malattie odontostomatologiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile dell’ambulatorio di Periomedicine di Fondazione Policlinico Gemelli – nasce da una duplice esigenza: dare supporto alla popolazione affetta dalla malattia parodontale; ma anche migliorare sensibilmente l’andamento di alcune malattie, come il diabete e le patologie cardiovascolari ischemiche, tramite la cura della parodontite, infatti esistono numerose evidenze che collegano a doppio filo queste patologie alla malattia parodontale. Debellare la malattia parodontale in questi soggetti migliora anche gli esiti del trattamento di queste patologie. Ecco perché, il trattamento delle malattie parodontali dovrebbe entrare nella routine della gestione delle persone con diabete e con malattie cardiovascolari. Anche l’andamento della gravidanza risente della malattia parodontale; le donne che presentano una grave parodontite, hanno un rischio maggiore di avere un parto pretermine. Anche la gravidanza può favorire alcune malattie parodontali (gengiviti, epulidi gravidici, ecc.)”.

Le cause della parodontite

Questa patologia riconosce diverse cause, “ma la principale – spiega il prof. Lajolo – è la cattiva igiene orale (la ‘placca batterica’) e la formazione del tartaro, nel quale si annidano una serie di batteri; importante anche la predisposizione genetica. Alcuni soggetti hanno una propensione a montare una risposta infiammatoria ‘sbagliata’ e non riescono a combattere adeguatamente i batteri Gram negativi della placca; questo li espone ad una maggiore suscettibilità alla parodontite. Rilevante anche il ruolo di alcuni fattori ‘ambientali’ e voluttuari, come il fumo di sigaretta (che aumenta il rischio di parodontite di almeno 3 volte) e una dieta ricca di zuccheri”.

La prevenzione
Prof. Maurizio Sanguinetti

“La principale arma che abbiamo contro la malattia parodontale – afferma il prof. Lajolo – è un’igiene domiciliare curata, non solo attraverso l’uso dello spazzolino (che deve essere medio-morbido) dopo ogni pasto, ma anche del filo interdentale e dello scovolino. Tutto questo ci permette di disgregare meccanicamente la placca. Dopo tutte queste operazioni possiamo anche usare il collutorio, evitando però a quelli contenenti clorexidina, ameno che non vengano prescritti, i quali possono macchiare i denti e provocare alterazioni del sapore. Il secondo baluardo contro la parodontite è la visita odontoiatrica e l’igiene professionale ovvero l’ablazione del tartaro, cioè quella fatta dall’igienista dentale o dal dentista, ogni sei mesi. È molto importante perché la malattia parodontale non dà sintomi (come il sanguinamento delle gengive, l’alitosi, la mobilità dei denti), se non nelle fasi tardive”.

La diagnosi

La diagnosi si effettua con la visita odontoiatrica “durante la quale – ricorda il prof. Lajolo – viene effettuato il sondaggio parodontale (che permette di misurare la profondità delle ‘tasche’ parodontali e delle recessioni). Questa procedura va completata con l’esame radiologico, tramite ortopanoramica ma soprattutto di ‘full endorale’, cioè di tante lastrine di dettaglio dei singoli gruppi di denti, che ci danno informazioni più precise e dettagliate. Siamo anche in grado – prosegue il prof. Lajolo – di offrire il profiling del microbiota orale, in collaborazione con il professor Maurizio Sanguinetti, Ordinario di Microbiologia e direttore del Dipartimento di Scienze di Laboratorio ed Ematologiche, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, Università Cattolica del Sacro Cuore; direttore della UOC Microbiologia di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. Questo esame è utile per la diagnosi e come monitoraggio dell’andamento della terapia”.

“Il profiling del microbiota orale rappresenta un passo avanti significativo nella diagnosi e nel monitoraggio della malattia parodontale – sottolinea il prof. Sanguinetti – Grazie a tecnologie innovative, siamo in grado di identificare con precisione i batteri coinvolti, consentendo un approccio terapeutico più mirato e personalizzato. Questo test apre nuove prospettive non solo per la gestione della parodontite, ma anche per la comprensione delle sue interazioni con patologie sistemiche come il diabete e le malattie cardiovascolari.”

La terapia

“La terapia – ricorda il prof. Lajolo – consiste nella rimozione meccanica del tartaro e della placca, a vari livelli. Si comincia con la rimozione sopragengivale del tartaro (l’ablazione del tartaro che va comunque effettuata di routine ogni sei mesi). Poi, qualora il paziente sia affetto dalla malattia parodontale, si deve eseguire la pulizia di zone più difficili da trattare, in maniera mirata e più approfondita (la ‘levigatura radicolare’ delle zone più colpite), proprio per fermare la malattia parodontale e prevenire la perdita dei denti; questa terapia, inoltre, nei pazienti affetti da diabete e patologie cardiovascolari garantisce un controllo migliore delle patologie. Ma la grande sfida di oggi è cercare di recuperare parte del tessuto parodontale che è andato perso, rigenerandolo, attraverso terapie chirurgiche che consentono la rigenerazione parodontale: in corrispondenza delle ‘tasche’ parodontali, dopo un’accurata pulizia, vengono inseriti dei biomateriali (fattori di crescita come le amelogenine che stimolano la rigenerazione del legamento parodontale e dell’osso circostante) per favorire la rigenerazione. Il paziente parodontale purtroppo, nel corso della sua malattia, può arrivare a perdere dei denti; noi offriamo anche un servizio di riabilitazione protesica, dunque la possibilità di fare impianti, ponti, protesi mobili”.

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