Coronavirus, aumenta pressione su servizi assistenziali, limitato l’accesso in ospedale a pazienti non Covid

Il report settimanale dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica, campus di Roma

Roma, 8 gennaio 2021 – Di nuovo in aumento la pressione sui servizi assistenziali: infatti, nel complesso, in Italia nell’ultima settimana ci sono stati +3,43 isolati a domicilio ogni 100.000 abitanti, -0,58 ricoveri ordinari ogni 100.000 abitanti e +0,05 ricoveri intensivi ogni 100.000 abitanti.

“Al 5 gennaio 2021 – afferma il prof. Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola in Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) dell’Università Cattolica – ci sono ancora 5 Regioni (Molise +13,33%, Lombardia +11,85%, Calabria +8,9%, Liguria +4% e Friuli-Venezia Giulia +3,33%) che hanno esaurito la capacità di posti letto di terapia intensiva (TI) aggiuntivi implementati per rispondere all’emergenza e che, seppure con percentuali diverse, attingono alla capacità strutturale. Sono però 8 le Regioni in cui la saturazione di tutti i posti letto di TI supera la soglia di sovraccarico del 30% e la saturazione di tutti i posti letto di area non critica supera la soglia di sovraccarico del 40%. Questo non può che limitare l’accesso dei pazienti non Covid alle prestazioni ospedaliere”.

È quanto emerso dalla 34ma puntata dell’Instant Report ALTEMS Covid-19, un’iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del SARS-CoV-2 a livello nazionale.

L’analisi riguarda tutte le 21 Regioni e Province Autonome con un focus dedicato alle Regioni in cui è stato maggiore il contagio (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Marche e Lazio). Il gruppo di lavoro dell’Università Cattolica è coordinato da Americo Cicchetti, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con l’advisorship scientifica del Professor Gianfranco Damiani e della Dottoressa Maria Lucia Specchia del Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene).

A partire dal Report #4 la collaborazione si è estesa al Centro di Ricerca e Studi in Management Sanitario dell’Università Cattolica (prof. Eugenio Anessi Pessina) e al Gruppo di Organizzazione dell’Università Magna Græcia di Catanzaro (prof. Rocco Reina). Il team multidisciplinare è composto da economisti ed aziendalisti sanitari, medici di sanità pubblica, ingegneri informatici, psicologi e statistici.

La finalità è comprendere le implicazioni delle diverse strategie adottate dalle Regioni per fronteggiare la diffusione del virus e le conseguenze del Covid19 in contesti diversi per trarne indicazioni per il futuro prossimo e per acquisire insegnamenti derivanti da questa drammatica esperienza.

Risulta differente il numero medio di vaccinazioni per punto di somministrazione al 5 gennaio 2021: rappresenta il rapporto tra vaccinazioni effettuate e punti vaccinali. Il valore più alto dell’indicatore si registra in Veneto, dove ciascun punto di somministrazione ha effettuato circa 3.089 inoculazioni. Valori alti dell’indicatore si riscontrano anche nel Lazio (1461), nella Toscana (1304) e in Emilia – Romagna (1161). Al contrario, il suddetto indicatore rivela un basso rapporto tra vaccini inoculati e punti di somministrazione in Sardegna (80), Valle d’Aosta (93) e Calabria (117).

Quadro epidemiologico
In merito agli aspetti epidemiologici si confermano le differenze importanti in termini di incidenza della diffusione del Covid-19 nelle diverse Regioni che proseguono anche nella Fase 2. I dati (al 04 Gennaio) mostrano che la percentuale di casi attualmente positivi (n = 570.458) sulla popolazione nazionale è pari a 0,95% (in calo rispetto ai dati del 15/12 in cui si registrava lo 1,10%). La percentuale di casi (n= 2.166.244) sulla popolazione italiana è in sensibile aumento, passando dal 3,10% al 3,59%.

Il primato per la prevalenza periodale sulla popolazione si registra nella Valle d’Aosta (5,89%) e PA Bolzano (5,63%), ma è in PA Bolzano (2,03%), e Veneto (1,95%) che oggi abbiamo la maggiore prevalenza puntuale di positivi, con valori in leggero aumento nelle altre regioni, e con un media nazionale pari a 0,96% (in diminuzione rispetto ai dati del 15/12).

Dal report #25 è stata analizzata la prevalenza periodale che corrisponde alla proporzione della popolazione regionale che si è trovata ad essere positiva al virus nell’intervallo di tempo considerato (casi già positivi all’inizio del periodo più nuovi casi emersi nel corso del periodo). È stata individuata, come soglia di riferimento, il valore massimo che questa dimensione epidemiologica ha assunto in Italia: la settimana tra il 22 ed il 28 novembre è ad oggi il periodo in cui si è registrata la massima prevalenza periodale in Italia (1.596 casi ogni 100.000 residenti), mentre nell’ultima settimana la prevalenza periodale in Italia è pari a 1.119 casi ogni 100.000 residenti.

Dal report #21, si introduce una nuova analisi in termini di monitoraggio della prevalenza derivante dal confronto negli ultimi mesi (Prevalenza periodale del 5 novembre-5 dicembre e del 6 dicembre-4 gennaio per 100.000 abitanti) si denota come nella maggior parte delle regioni tale indice abbia subito un significativo aumento. Le Regioni con una prevalenza periodale più alta nell’ultimo mese sono il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, il Lazio le Marche e la Puglia. In particolare, il valore nazionale della prevalenza di periodo è diminuito passando da 2.258 (nel periodo 5 novembre-5 dicembre) a 2.000 (nel periodo 6 dicembre-4 gennaio).

Letalità (rapporto decessi su positivi a Covid-19)
Nell’ultima settimana il dato più elevato si registra nella PA di Trento pari a 17,19 x 1.000 e Valle d’Aosta pari a 16,61 x 1.000, nonostante siano ben lontani dal valore massimo registrato a marzo (61,80 x 1.000); la letalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari al 3,97 per 1.000 (in calo rispetto alla scorsa settimana analizzata 5,08 x 1.000).

Mortalità
Nell’ultima settimana, la mortalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari a 4,44% (in calo rispetto alla scorsa settimana analizzata 6,84%). Il Veneto ha superato notevolmente il valore soglia (8,37%) registrando una mortalità grezza pari a 10,56%, a seguire il Friuli-Venezia Giulia a 9,87% e la PA di Trento a 9,17%.

Andamento dell’età dei contagi
È stato analizzato l’andamento dell’età dei contagi dal 24 agosto 2020 al 27 dicembre 2020. Si nota che i contagi tra gli over-70 sono passati dall’essere il 7,2% di tutti i nuovi contagi, nel periodo 24 agosto-6 settembre, all’essere il 18,2%, nel periodo 30 novembre-13 dicembre (picco massimo), per poi scendere al 17,4% nel periodo 14 dicembre-27 dicembre.

Terapia Intensiva

Nuovi Ingressi Settimanali in Terapia Intensiva
Dal report #33 è stato avviato il monitoraggio dei nuovi Ingressi Settimanali in Terapia Intensiva (x 100.000 ab). Il valore medio registrato nel contesto italiano è pari a 2,02, in diminuzione rispetto all’ultima settimana analizzata (2,15). Le regioni che hanno evidenziato più ingressi nel setting assistenziale della terapia intensiva durante l’ultima settimana sono il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia con valori pari al doppio della media nazionale.

Tasso di saturazione della capacità aggiuntiva di posti letto di Terapia Intensiva al 5 gennaio 2021
Dal report #24 è stato elaborato un indicatore che misura il tasso di saturazione della capacità extra in termini di posti letto di terapia intensiva.

In altre parole, indica quanti posti letto di terapia intensiva, previsti dal DL34 ed effettivamente implementati, sono occupati da pazienti COVID-19. Cinque regioni hanno esaurito la suddetta capacità. Si tratta del Molise, della Lombardia, della Calabria, della Liguria e del Friuli-Venezia Giulia.

In particolare, il Molise sta utilizzando il 13,33% della propria dotazione strutturale di posti letto di terapia intensiva, la Lombardia l’11,85%, la Calabria l’8,9%, la Liguria il 4% ed il Friuli-Venezia Giulia il 3,33%. Queste regioni stanno, quindi, utilizzando la capacità strutturale di posti letto di terapia intensiva, ovvero quei posti letto che dovrebbero essere dedicati ai pazienti No-Covid-19.

Sono prossime alla totale saturazione della capacità aggiuntiva la Puglia (98,7%), la Sardegna (97,83%), la P.A. di Trento (86,54%) e il Lazio (82,80%).
Viaggiano, invece, su un’occupazione inferiore ai 2/3 della capacità aggiuntiva le Marche (64,36%), la Toscana (63,18%), il Piemonte (62,13%), l’Abruzzo (59,09%), la Sicilia (49,87%), la Campania (34,04%), la Basilicata (10,26%) e la Valle d’Aosta (10%).

Tasso di saturazione dei posti letto in Area Non Critica al 5 gennaio 2021
Dal report #28 è stato elaborato un indicatore che misura il tasso di saturazione dei posti letto in Area Non Critica, ovvero dei posti letto di area medica afferenti alle specialità di malattie infettive, medicina generale e pneumologia. Al 5 gennaio 2021 dieci regioni superano la soglia di sovraccarico del 40% individuata dal decreto del Ministro della Salute del 30/4/2020 ed in particolare la P.A. di Trento (61,42%), il Friuli-Venezia Giulia (51,45%), il Piemonte (48,88%), il Veneto (44,9%), la P.A. di Bolzano (44,81%), il Lazio (44,68%), l’Emilia-Romagna (44,01%), le Marche (42,24%), la Liguria (41,19%) e la Puglia (40,85%).

Le regioni sotto la soglia di sovraccarico sono l’Umbria (35,95%), la Valle d’Aosta (33,13%), l’Abruzzo (31,59%), la Campania (30,43%), la Sardegna (28,81%), la Sicilia (28,76%), la Lombardia (28,72%) la Calabria (26,59%), il Molise (25,79%), la Basilicata (21,53%) e la Toscana (17,09%).

Tassi di saturazione dei posti letto in Terapia Intensiva e di Area Non Critica al 5 gennaio 2021
L’indicatore mette in relazione il tasso di saturazione dei posti letto in Terapia Intensiva con il tasso di saturazione dei posti letto in Area Non Critica.

Le soglie del 30% e del 40% sono individuate dal D.M. del 30/4/2020 come quelle oltre le quali vi è un sovraccarico rispettivamente per la Terapia Intensiva e per l’Area Non Critica. Si può notare come grazie queste soglie il grafico si divida in quattro quadranti: nel primo si posizionano tutte quelle regioni che hanno superato sia la soglia relativa al tasso di saturazione dei posti letto in Terapia Intensiva che quella relativa al tasso di saturazione dei posti letto in Area Non Critica, nel secondo si posizionano le regioni che superano solo la soglia relativa all’Area Non Critica, nel terzo sono presenti le regioni non a rischio di sovraccarico e nel quarto le regioni a rischio di sovraccarico relativamente alla sola Terapia Intensiva.

Al 5 gennaio 2021 otto regioni (Emilia-Romagna, Puglia, Liguria, Lazio, P.A. di Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e P.A. di Trento) si posizionano nel primo quadrante con la più elevata pressione (nella P.A. di Trento) sia per tasso di saturazione in area non critica che per tasso di saturazione delle terapie intensive. Basilicata, Valle d’Aosta, Calabria, Campania, Abruzzo, Sicilia, Sardegna, Molise e Toscana non sono a rischio di sovraccarico in nessuna delle due aree oggetto di valutazione, posizionandosi quindi nel terzo quadrante.

Approfondimento sui test rapidi
La Circolare del Ministero della Salute del 07/01/2021 fornisce un aggiornamento della definizione di caso COVID-19 e delle strategie di testing. Nello specifico: il test molecolare, eseguito su tampone oro-naso-faringeo con metodica di real-time PCR (Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction) rimane il gold standard per la diagnosi di COVID-19; i Test Diagnostici Antigenici Rapidi (TDAR), che rilevano la presenza di proteine virali (antigeni), sono disponibili in diverse tipologie: es. saggi immunocromatografici lateral flow (prima generazione), test a lettura immunofluorescente (con prestazioni migliori).

Il Ministero riprende la raccomandazione della Commissione Europea del 18/11/2020 e raccomanda il ricorso a test antigenici rapidi che abbiano sensibilità ≥ 80% e specificità ≥ 97%. Riporta inoltre il suggerimento dell’ECDC, per le situazioni di bassa prevalenza, di utilizzare test con sensibilità ≥ 90% e specificità ≥ 97%, più vicine all’affidabilità dei RT-PCR; gli esiti dei TDAR o RT-PCR, anche se effettuati da laboratori, farmacie, strutture e professionisti privati accreditati dalle Regioni, devono inoltre essere inseriti nel sistema informativo regionale di riferimento.

Ai fini della sorveglianza nazionale COVID-19, la nuova definizione di caso confermato con criteri di laboratorio prevede: il rilevamento di acido nucleico di SARS-CoV-2 in un campione clinico e il rilevamento dell’antigene SARS-CoV-2 in un campione clinico in contesti e tempi definiti per l’impiego dei test antigenici rapidi. La presenza di uno dei due criteri è sufficiente alla diagnosi.

Andamento vaccinazioni Covid-19 in Italia

Numero medio di vaccinazioni per punto di somministrazione al 5 gennaio 2021
È stato analizzato al 5 gennaio 2021 il rapporto tra vaccinazioni effettuate e punti vaccinali, esprimendo così un numero medio di vaccinazioni effettuate da ciascun punto di somministrazione regionale. Il valore più alto dell’indicatore si registra in Veneto, dove ciascun punto di somministrazione ha effettuato circa 3089 inoculazioni. Valori alti dell’indicatore si riscontrano anche nel Lazio (1461), nella Toscana (1304) e in Emilia – Romagna (1161). Al contrario, il suddetto indicatore rivela un basso rapporto tra vaccini inoculati e punti di somministrazione in Sardegna (80), Valle d’Aosta (93) e Calabria (117).

Percentuale di dosi distribuite (somministrate/consegnate) al 5 gennaio 2021
L’indicatore mostra la percentuale di dosi di vaccino somministrate rispetto alle dosi consegnate. Dal grafico si evince che la P.A di Trento, il Lazio e la Toscana sono le regioni con la percentuale di dosi somministrate più alta, mentre la Calabria, la Sardegna ed il Molise registrano i valori più bassi. In Italia il 38,03% delle dosi vaccinali consegnate sono state somministrate.

Dosi somministrate/popolazione residente (per 10.000 abitanti) al 5 gennaio 2021
L’indicatore mostra le dosi di vaccino somministrate rispetto alla popolazione residente in ogni regione italiana (per 10.000 abitanti). Dal grafico risulta che la P.A di Trento, il Lazio ed il Veneto sono le regioni in cui si sono somministrati più vaccini rispetto alla popolazione residente. La Calabria, la Sardegna e la Lombardia, attualmente sono le regioni in cui si sono somministrate meno dosi.

Dosi consegnate/popolazione residente (per 10.000 abitanti) al 5 gennaio 2021
L’indicatore mostra le dosi di vaccino consegnate rispetto alla popolazione residente in ogni regione italiana (per 10.000 abitanti). Dal grafico risulta che la P.A di Bolzano, la Liguria ed il Friuli-Venezia Giulia sono le regioni a cui sono state consegnate più dosi rispetto alla popolazione residente. L’Umbria, la Campania e le Marche, attualmente sono le regioni in cui sono state consegnate meno dosi.

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