Sanità e manovra economica 2019, Anaao: “Governo nuovo, comportamenti vecchi”

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Roma, 2 novembre 2018 – Il solito copione. La manovra economica 2019 approdata alle Camere con una cornucopia di 37 miliardi, riserva solo briciole alla sanità – commenta l’Anaao Assomed – cieca nel non vedere il baratro in cui sta precipitando e sorda nel non ascoltare i tanti gridi di allarme. Un monumento all’incapacità di mettere in campo un’idea e una progettualità.

Il Fondo sanitario nazionale nel 2019 si attesterà a 114,4 mld, un solo miliardo in più lasciato in eredità dal vecchio governo, con un ulteriore incremento di 2 mld per il 2020 e di 1,5 mld per l’anno 2021, vicino al tasso di inflazione, in continuità perversa con le precedenti manovre, insufficiente ad arrestare lo slittamento della sanità pubblica lungo il piano inclinato che la porterà a quel 6,4 % del PIL che ne certificherà la morte. Per di più, questi aumenti sono subordinati alla stipula, entro tre mesi, dell’ennesimo “Patto per la salute”, un regolamento di conti tra istituzioni, che deciderà “misure di efficientamento dei costi”, vale a dire tagli a tutto ciò che costa, prestazioni e personale in primis.

Una legge avara nei confronti di categorie professionali che reggono un servizio che garantisce un diritto fondamentale quale la salute dei cittadini. Nonostante tutto e nelle condizioni di lavoro peggiori dell’ultimo decennio.

“Nessun finanziamento per le assunzioni – denuncia l’Associazione – a dispetto anche di quanto è scritto in quella pietra angolare del governo che è il contratto, una bibbia profanata solo in questo punto, ma si sa che i medici non sono poliziotti o magistrati e la sicurezza delle cure vale meno di quella delle strade. Nessun finanziamento vincolato per il vecchio contratto che attende da 10 anni, e per il nuovo contratto degli statali, e quindi della sanità, ben 53 euro di incremento a regime nel 2021, al di sotto anche degli 85 ero del precedente triennio che avevamo definito una elemosina. Un piatto di lenticchie buono a comprare primogeniture, ma non a misurare ruolo e dignità professionale di un lavoro che del SSN è valore fondante.

E per la previdenza paletti, alias ulteriori divieti, per medici e dirigenti sanitari che mirano a bloccare la uscita a quota 100, una via di fuga da un sistema da cui è stata espulsa ogni forma di gratificazione professionale ed economica per lasciare posto alla usura ed al rischio della attività lavorativa.

I 50 milioni per le liste di attesa per un triennio sono una miseria, una cifra uguale a quella che i medici da anni, ed ogni anno, mettono a disposizione con la loro attività privata, senza contare i 250 milioni che regalano annualmente alle aziende sanitarie che potrebbero ben utilizzarli per questo scopo.

E per la formazione post specialistica 800 contratti in più all’anno, un incremento assolutamente insufficiente a garantire la sostituzione dei professionisti che andranno in pensione nei prossimi anni”.

“Non è inutile ricordare al nuovo Governo, e alla nuova Ministra della salute, che la crisi della sanità pubblica, e il disagio dei professionisti al suo interno, rappresenta una emergenza cui far fronte in tempi ravvicinati, con risorse congrue e spendibili oggi, e decisioni immediate per fare fronte alla carenza di specialisti negli ospedali, specie nel settore delle emergenze ed urgenze. Considerare il diritto alla salute non solo fondamentale, come il patriottismo costituzionale impone, ma prioritario all’interno dell’agenda politica, è qualcosa di più di una citazione nel discorso di insediamento del governo o di un capitolo da violare in un contratto”.

Le condizioni di lavoro dei medici e dei dirigenti sanitari dipendenti del SSN, incompatibili con l’irrisorio incremento retributivo promesso dalla legge di bilancio, costituiscono un fattore limitante l’accesso alle cure ed incentivante la desertificazione professionale in corso. Colpisce – conclude l’Anaao Assomed – il distacco, fino all’indifferenza, della politica, del governo e dei partiti della sua maggioranza, incapaci di reggere la complessità della questione sanità che mal si presta ad essere comunicata via Twitter o raccontata su Facebook.

Sappia la Ministra che ha affermato che “se domattina i medici scegliessero di lavorare nel privato e non nel pubblico, la sanità pubblica non esisterebbe più” che già oggi i medici scelgono il privato.

Questo il quadro in cui si colloca lo sciopero nazionale dei medici, veterinari e dirigenti sanitari, strutturati precari, previsto in questo mese e, se necessario, nel prossimo. La sanità pubblica chiuderà un giorno per non chiudere per sempre.

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